Tradizioni e Cammini

Riti, fedi e mestieri che il tempo non ha fermato.

Non tutto il patrimonio dell’Umanità si tocca con le mani. Il Lazio custodisce anche un patrimonio che si vive: riti che si ripetono identici da secoli, mestieri che disegnano ancora i paesaggi, comunità monastiche che pregano ininterrottamente dal Medioevo. È il patrimonio culturale immateriale — quello che l’UNESCO riconosce non in un monumento, ma in un gesto collettivo che si trasmette di generazione in generazione.

Il 3 settembre, a Viterbo, cento uomini alzano sulle spalle una torre di luce alta trenta metri: è il Trasporto della Macchina di Santa Rosa, Patrimonio Immateriale UNESCO dal 2013. Nella Sabina, sui Monti Simbruini e sulla via per Cassino, i monasteri benedettini di Farfa, Subiaco e Montecassino custodiscono da mille e cinquecento anni la regola che ha strutturato la civiltà europea, oggi candidati insieme ad altri cinque monasteri italiani a un unico riconoscimento UNESCO. E sugli altipiani della Laga e del Cicolano, ogni anno, pastori e greggi ripetono ancora la Transumanza, la migrazione stagionale del bestiame diventata Patrimonio Immateriale dell’Umanità nel 2019 grazie a una candidatura partita proprio dal Lazio, da Amatrice.

Tre esperienze diversissime per forma — una festa, una regola monastica, un mestiere — ma unite dallo stesso principio: qui la tradizione non è conservata in una teca, è ancora praticata da chi la vive ogni giorno.