Via Appia nei Castelli Romani

Dai colli vulcanici a sud di Roma, l'Appia attraversa borghi, cisternoni e ponti monumentali.

Dopo aver attraversato la campagna romana, l’antica Via Appia saliva verso i Colli Albani, dove nel 202 d.C. l’imperatore Settimio Severo insediò la II Legione Partica: circa seimila uomini che diedero origine all’attuale Albano Laziale, ancora oggi ricca di testimonianze di quell’accampamento militare. Ne restano i Cisternoni, un’enorme riserva idrica sotterranea capace di 10.000 metri cubi d’acqua, in uso fino al Novecento, e l’Anfiteatro Severiano, scavato in parte nella roccia.

Poco fuori Albano, lungo il tracciato consolare, si trova il Sepolcro degli Orazi e Curiazi, monumento funerario romano legato dalla tradizione alla celebre leggenda dei tre fratelli Orazi e dei tre fratelli Curiazi, riportata dallo storico Tito Livio: nell’aprile 2026 l’area archeologica è stata restaurata e riaperta al pubblico, tornando a far parte del circuito monumentale cittadino insieme a Porta Pretoria e alla Chiesa di Santa Maria della Rotonda.

Ad Ariccia, l’Appia superava la valle con un ardito viadotto: l’attuale ponte monumentale, ricostruito nell’Ottocento sulle fondamenta di quello antico, resta un capolavoro di ingegneria che collega il borgo, con il celebre Palazzo Chigi, al resto del percorso verso sud. A pochi chilometri, Genzano di Roma custodisce una tradizione più recente ma di grande richiamo internazionale: l’Infiorata, un tappeto di petali che ogni giugno, in occasione del Corpus Domini, ricopre il centro storico dal 1778.

Fonte: Museo Civico di Albano Laziale — Musei Civici di Albano Laziale; Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Roma; Comune di Genzano di Roma; Wikipedia (voce controllata su fonti primarie)

La legione, la leggenda e il tappeto di fiori

Come un accampamento militare romano è diventato il cuore dei Castelli Romani

Un esercito che non tornò più a casa

Nel 202 d.C. l’imperatore Settimio Severo prese una decisione che avrebbe cambiato per sempre il volto dei Colli Albani: insediare stabilmente, lungo la Via Appia, la II Legione Partica, circa seimila soldati che fino ad allora erano stati di stanza altrove. Per la prima volta nella storia romana, una legione veniva accasermata in modo permanente così vicino alla capitale — di norma le legioni restavano ai confini dell’Impero — e questo la dice lunga sul clima politico instabile di quel periodo, segnato da lotte per il potere imperiale e dal timore di rivolte.

L’accampamento, noto come Castra Albana, non era una struttura provvisoria: comprendeva mura, porte monumentali come la Porta Pretoria, terme, e soprattutto un’enorme infrastruttura idrica, i Cisternoni, capace di immagazzinare fino a diecimila metri cubi d’acqua per rifornire migliaia di soldati. Il fatto che i Cisternoni siano rimasti in uso fino al Novecento, riutilizzati come riserva d’acqua potabile della città moderna, è una delle testimonianze più sorprendenti della qualità dell’ingegneria idraulica romana.

La leggenda che dà il nome a una tomba

Poco fuori Albano, lungo l’Appia, sorge un monumento funerario che la tradizione popolare romana ha sempre associato a una delle storie fondative più celebri di Roma: quella dei tre fratelli Orazi, romani, e dei tre fratelli Curiazi, albani, scelti secondo il racconto dello storico Tito Livio per risolvere con un duello lo scontro tra Roma e Alba Longa, evitando una guerra tra i due popoli. Sebbene l’attribuzione reale del sepolcro a quell’episodio leggendario — ambientato secoli prima della sua effettiva costruzione — sia storicamente incerta, il nome è rimasto attaccato al monumento fino a oggi, ed è un esempio di come il paesaggio dell’Appia sia stato costantemente reinterpretato attraverso i miti fondativi di Roma.

Nell’aprile 2026 l’area archeologica del sepolcro è stata restaurata e restituita al pubblico, tornando a far parte del circuito di visita che il Museo Civico di Albano organizza insieme a Cisternoni, Anfiteatro Severiano e Porta Pretoria: un percorso che permette di ricostruire, tappa dopo tappa, la vita quotidiana di un accampamento legionario romano.

Il ponte che univa un feudo ai suoi domini

Ad Ariccia, l’Appia doveva superare una profonda valle per proseguire verso sud: da qui l’esigenza di costruire un viadotto, sostituito nell’Ottocento dall’attuale ponte monumentale, che collega il centro storico del borgo — dominato dal seicentesco Palazzo Chigi, residenza di una delle famiglie nobiliari più influenti dello Stato Pontificio — al resto del percorso verso i Castelli. Il legame tra la famiglia Chigi e Ariccia, cementato anche dagli interventi urbanistici del grande architetto barocco Gian Lorenzo Bernini nel Seicento, ha fatto del borgo uno dei centri più rappresentativi dell’intera area dei Castelli Romani.

Un tappeto di petali che dura da due secoli e mezzo

A pochi chilometri da Ariccia, la tradizione di Genzano di Roma racconta una storia più recente ma non meno radicata nel territorio: dal 1778, ogni anno, in occasione della festività cattolica del Corpus Domini, gli abitanti del paese trasformano l’intero centro storico in un tappeto di fiori, composto artigianalmente petalo per petalo dai cosiddetti “maestri infioratori”. La tradizione, che nel 2026 ha raggiunto la sua 248ª edizione, si conclude ogni anno con un momento tanto suggestivo quanto radicale: lo “spallamento”, quando i bambini del paese distruggono di corsa, in pochi minuti, il lavoro di mesi di preparazione — un rito che celebra la bellezza effimera e il ciclo perenne del rinnovamento.

Fonti utilizzate per questo approfondimento

  • Musei Civici di Albano Laziale — circuito monumentale, Cisternoni, Anfiteatro Severiano
  • Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Roma e la Provincia di Rieti — sabap-met-rm.cultura.gov.it
  • Comune di Genzano di Roma — storia e tradizione dell’Infiorata
  • Wikipedia (IT) — voci “Castra Albana”, “Orazi e Curiazi”, “Ariccia”, “Infiorata di Genzano” (fonti controllate e integrate con le fonti primarie sopra elencate)

Cosa vedere

I Cisternoni di Albano Laziale — riserva idrica sotterranea di età severiana, cinque navate su 36 pilastri: uno dei più grandi impianti idraulici romani ancora conservati.
Anfiteatro Severiano — l’anfiteatro romano di Albano, scavato in parte nella roccia, costruito per la guarnigione della II Legione Partica.
Sepolcro degli Orazi e Curiazi — monumento funerario romano lungo l’Appia, restaurato e riaperto al pubblico nell’aprile 2026.
Il Ponte di Ariccia — il grande viadotto ottocentesco che attraversa la valle, accanto a Palazzo Chigi: uno dei panorami più fotografati dei Castelli Romani.
L’Infiorata di Genzano — ogni giugno, in occasione del Corpus Domini, un tappeto di fiori lungo via Italo Belardi: tradizione dal 1778, oggi riconosciuta patrimonio culturale d’Italia.

Come arrivare

  • Treno: da Roma Termini, treno regionale FL6 per Albano Laziale (circa 40 minuti).
  • Cotral: autobus da Roma (Anagnina) per Albano Laziale, Ariccia e Genzano di Roma; collegamenti frequenti tra i tre centri.
  • In auto: SS7 Via Appia oppure A2 Roma-Napoli, uscita Ciampino o Albano. Ariccia e Genzano distano pochi minuti l’una dall’altra.

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