La Necropoli dei Monterozzi si estende su un pianoro collinare a est di Tarquinia ed è costituita da circa 6.000 sepolcri, alcuni datati al VII secolo a.C. Di questi, circa 200 sono accessibili al pubblico e conservano affreschi policromi di straordinaria qualità — scene di banchetti, danze, cacce, giochi atletici e processioni funebri che offrono la visione più vivida della vita quotidiana etrusca mai conservata.
Se Cerveteri stupisce per l’architettura e l’urbanistica, Tarquinia affascina per la pittura. Le tombe affrescate — la Tomba della Caccia e della Pesca, la Tomba dei Leopardi, la Tomba del Tuffatore — sono capolavori assoluti dell’arte pre-romana, accomunabili per qualità e intensità ai più grandi cicli pittorici del mondo antico. I colori, a distanza di oltre 2.500 anni, mantengono una vivacità sorprendente.
Il museo conserva molti vasi greci di Atene, decorati con figure. Tra i più belli c’è una grande coppa (kylix) della fine del VI secolo a.C., fatta dal vasaio Euxitheos e dipinta dal pittore Oltos tra il 510 e il 500 a.C. È stata trovata nel 1874 in una tomba della necropoli dei Monterozzi.
I Cavalli Alati
L’opera più famosa del museo è un capolavoro dell’arte etrusca in terracotta e il simbolo di Tarquinia: i “Cavalli Alati“. È una grande lastra con due cavalli con le ali, scolpiti in rilievo, che sembrano pronti a staccarsi da terra e a volare.
La religione e l’arte del vivere
Il mondo dietro le tombe dipinte: fede, società e il senso etrusco dell’aldilà
Tarquinia, la capitale religiosa dell’Etruria
Secondo la tradizione romana, fu proprio nei campi intorno a Tarquinia che nacque la disciplina etrusca, il complesso sistema di credenze e pratiche divinatorie che avrebbe guidato la vita religiosa e politica di tutta l’Etruria, e in seguito anche di Roma. Il mito racconta che un contadino di nome Tarconte, considerato il fondatore leggendario della città, stesse arando un campo quando vide sollevarsi una zolla di terra che assunse le sembianze di un fanciullo dal volto di bambino ma dalla saggezza di un vecchio: era Tagete, una divinità rivelata, che insegnò agli Etruschi l’arte di interpretare la volontà degli dèi. I suoi insegnamenti furono raccolti nei Libri Tagetici — suddivisi in libri sull’esame delle viscere degli animali sacrificati, sull’interpretazione dei fulmini e sui rituali — e furono conservati, secondo le fonti antiche, proprio da un collegio di sessanta aruspici attivo a Tarquinia.
Questa vocazione religiosa spiega perché i Romani stessi, in epoca storica, continuassero a rivolgersi ai sacerdoti etruschi — gli aruspici — per interpretare presagi e prodigi anche dopo la conquista dell’Etruria: una delle eredità culturali etrusche che sopravvisse più a lungo nella civiltà romana.
Le tombe come finestra sulla vita quotidiana
Le tombe dipinte di Tarquinia costituiscono oggi una fonte preziosissima per ricostruire gli usi e i costumi della società etrusca, proprio perché i committenti vollero rappresentare sulle pareti delle proprie dimore ultraterrene i momenti più significativi della vita reale: banchetti allietati da musica e danza, giochi atletici, cacce, cerimonie funebri. Le famiglie aristocratiche affidavano questi cicli decorativi a pittori professionisti, spesso di origine greca o orientale, che introdussero in Etruria tecniche e modelli stilistici del Mediterraneo orientale.
Le scene più antiche, risalenti al VI secolo a.C., mostrano già una piena adesione ai modelli figurativi greco-orientali: la celebre Tomba dei Tori, per esempio, riprende addirittura un episodio del mito greco, l’agguato di Achille a Troilo, accanto a raffigurazioni di banchetti e giochi. Ciò che emerge con chiarezza da questi dipinti è la volontà di celebrare la vita terrena in tutta la sua vitalità: gli storici hanno osservato come gli Etruschi arcaici abbiano scelto di rispondere alla paura della morte con un’estetica gioiosa, quasi come se il colore e il movimento dipinti sulle pareti potessero garantire una forma di sopravvivenza.
Un aldilà che cambia volto
Con il passare dei secoli, e in particolare a partire dal IV secolo a.C., le immagini dipinte nelle tombe di Tarquinia cambiano progressivamente atmosfera. Alle scene gioiose di banchetto si affiancano sempre più spesso raffigurazioni di demoni infernali, come Charun, una sorta di Caronte etrusco armato di un pesante martello, o Vanth, una figura alata che accompagna e sorveglia le anime dei defunti nel loro viaggio verso l’oltretomba. Nella Tomba dell’Orco compare anche Tuchulcha, un demone dal volto di rapace circondato da serpenti: l’aldilà non è più raccontato come una casa accogliente, ma come una destinazione lontana e temuta, raggiunta al termine di un viaggio faticoso.
Gli studiosi collegano questo cambiamento di sensibilità religiosa al mutare delle sorti politiche dell’Etruria: proprio in questi secoli le città etrusche, una dopo l’altra, perdono progressivamente la propria indipendenza sotto la pressione di Roma, fino alla conquista definitiva completata nel corso del III secolo a.C. Le tombe dipinte di Tarquinia diventano così, con il tempo, anche un documento indiretto della crisi di un intero mondo: uno specchio delle inquietudini di una civiltà che vede avvicinarsi la fine della propria autonomia.
Fonti utilizzate per questo approfondimento
- Treccani — Enciclopedia Italiana, “La pittura funeraria a Tarquinia”, Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco — treccani.it
- Treccani — “L’Italia preromana. I siti etruschi: Tarquinia”, Il Mondo dell’Archeologia — treccani.it
- Treccani — voce “Aruspicina” — treccani.it/enciclopedia/aruspicina
- Wikipedia (IT) — voce “Mitologia etrusca” (sezione sulle divinità infere: Charun, Vanth, Tuchulcha)
- World History Encyclopedia (edizione italiana) — “La religione etrusca” — worldhistory.org
- Eroica Fenice — “Aruspicina, cos’è questa disciplina etrusca di divinazione” — eroicafenice.com
- StudiaStoria.it — “La Religione degli Etruschi: culto dei morti e aruspici” — studiastoria.it
Cosa vedere
| Tomba della Caccia e della Pesca (530 a.C.) — celebre affresco con scena marina e di caccia, tra i più suggestivi della necropoli. |
| Tomba dei Leopardi (540-530 a.C.) — scena di banchetto funebre con musicisti e danzatori. |
| Tomba degli Auguri (540-530 a.C.) — tra le più antiche tombe dipinte visitabili. |
| Tomba del Guerriero (520 a.C.) — soffitto decorato a scacchiera e affreschi di danzatori. |
| Museo Archeologico Nazionale, Palazzo Vitelleschi — i Cavalli Alati e le tombe dipinte “strappate” e ricostruite in sala. |
Come arrivare
- Treno: da Roma Termini, treno diretto verso Civitavecchia/Grosseto/Pisa con fermata a Tarquinia; dalla stazione, bus locale o taxi per la necropoli e il centro storico.
- In auto: A12 Roma–Civitavecchia, poi SS1 Aurelia in direzione Tarquinia.
- Da Cerveteri: facilmente abbinabile in giornata proseguendo verso nord lungo la costa (circa 45 min in auto).